LA REMOTISSIMA POSSIBILITÀ
LE PRATICHE LEGATE ALL’HIV NEI CONTESTI DEFINITI “A RISCHIO”
di Yeelen Badona Monteiro, Ilaria Ciriello, Nicoletta Favari, Ilo Steffenoni
regia di Jonathan Zenti
con gli interventi di: Anna, Daniele, La Patty, Arianna
prodotto da Suoni Quotidiani in collaborazione con Audiodoc
Durata: 30′
Extended Version: 5 puntate di 14′
Sinossi
Il 2011 sarebbe dovuto essere “l’anno dellHIV”. L’occasione per rinfocolare il tema della prevenzione, in vista del trentesimo anniversario dal primo test dell’HIV somministrato nel 1984. La crisi economico-finanziaria e il surriscaldamento delle tensioni politiche internazionali ha però completamente ricoperto qualsiasi tipo di dibattito di attualità, lasciando, di nuovo, questo aspetto della salute negli scantinati delle urgenze sociali.
Nel gennaio del 2011 il Liceo Scipione Maffei di Verona decide di finanziare un piccolo progetto per fare lavorare alcuni studenti sul tema sanitario dell’anno, non anticipando che durante l’anno non se ne sarebbe più parlato.
Jonathan Zenti, autore e regista indipendente di audio documentari, si trova così tra le mani quattro ragazzi appena maggiorenni, che si iscrivono al corso. Come farli a lavorare su un tema di cui, fondamentalmente, importa loro poco o niente? Come fare in modo di uscire dalla logica della prevenzione fatta di slogan inefficaci, e passare ad un’ottica di promozione di scelte consapevoli e responsabili rispetto alla gestione dell’HIV, inteso come malattia in essere o da prevenire?
Il sistema è stato molto semplice: non si è insegnato loro niente. Si è partiti da un volantino del SERT della Regione Veneto e si è andati alla ricerca di quello che la Sanità, per sua stessa costituzione, non può esaurire.
La Produzione
Yeelen, Ilaria, Nicoletta e Ilo sono “usciti” dalla sicurezza della loro scuola, dalla protezione di cui godono all’interno delle loro classi, e si sono messi alla ricerca del tema nascosto dell’HIV. La prima cosa che si sono detti è che l’HIV non riguarda soltanto chi ha contratto il virus, ma anche la vita quotidiana di chi vive le situazioni considerate dagli enti preposti come“a rischio”.
Anna: Anna è una giovane studentessa, che ha avuto una vita sentimentale/sessuale ordinaria, ma che lavora quotidianamente con una persona affetta da AIDS. All’inizio sembrava che fosse quella l’unica situazione “a rischio”, ma entrando nella sua quotidianità è emerso quanto labile possa essere il criterio della “fiducia”, e quanto nello stesso tempo abbia peso nel momento in cui si decide di non “proteggersi”
Daniele: Daniele è omosessuale, e ha scoperto la sua sessualità proprio negli anni in cui è “esploso” il tema dell’HIV. La sua esperienza in questo ambito, è stata quindi segnata non tanto dal problema sanitario, ma soprattutto da “come se ne parlava” e da come, in alcuni momenti, venisse usato quasi come sinonimo di omosessualità.
La Patty: La Patty è una signora transessuale. Nella sua intimità ad un certo punto è subentrato il tema dell’HIV. La Patty ha per anni assecondato, con i suoi amanti, questo timore, accorgendosi dopo anni quanto il suo comportamento “responsabile” abbia “rovinato l’amore” che avrebbe potuto viversi in “maniera più libera”
Arianna: Arianna consuma eroina. Per anni non ha fatto altro, ha vissuto per strada e passava le sue giornate in cerca di “roba”. Oggi ha un lavoro e riesce a gestirsi l’uso della sostanza, un lavoro e un posto dove dormire. Arianna ha contratto l’HIV durante i suoi anni in strada, ma il suo percorso di “prevenzione” non è finito, perché deve gestirsi le relazioni con gli altri, sia sul lavoro che nel momento del consumo.
I giovani autori hanno poi fatto una selezione delle parti più “costruttive” delle interviste, quelle che potevano contribuire a mettere in luce gli aspetti critici nella gestione quotidiana dell’HIV. Hanno poi messo in relazione i loro pensieri e le loro indicazioni con quegli stralci di interviste, e le hanno montate assieme. È nato, così, La remotissima possibilità – Le pratiche quotidiane legate all’HIV nei contesti definiti “a rischio”
Il Laboratorio
Il documentario è il frutto del “laboratorio di narrazione multimediale” messo a punto da Suoni Quotidiani. Obiettivo del laboratorio è quello di accompagnare la produzione di un processo creativo realizzato da non professionisti (in questo caso studenti), in una direzione che sia “generativa”. Durante il laboratorio, infatti, non si è andati alla ricerca di una realtà che già esiste e che va esplorata. Non si è fatto quindi né un’inchiesta, né un reportage. L’obiettivo era quello di realizzare un prodotto che andasse a costruire una realtà nuova, fatta più di domande che di risposte, che andasse a indicare delle lacune nella comunicazione sul tema HIV/AIDS e che fornisse indicazioni su come possa essere gestita una promozione della salute che possa essere efficace. Grazie al modello operativo messo a punto da Suoni Quotidiani, che vede l’interazione tra professionisti della comunicazione, educatori e psicologi, è stato possibile gestire anche fasi delicate della produzione come l’immergersi nel mondo dell’eroina o nelle sfere intime della vita degli intervistati.

