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Ritratto 18 – Babilonia Teatri

L’avvento del “profitto” ha generato molteplici corti circuiti all’interno di una tradizione (intesa come progressione storica dei cambiamenti) che durava da millenni. Uno dei campi in cui questa alterazione genetica si è manifestata in maniera più evidente è quella del mondo dell’”Arte”. Per millenni, dalle iscrizioni rupestri fino all’impressionismo, l’arte si è assunta il compito di “rappresentare” le realtà passate, di restituire testimonianze di eventi avvenuti. Raccoglieva un evento irripetibile e lo trasformava in storia sempre possibile e ripetibile, fosse essa l’uccisione di un bufalo mastodontico o il fumo emesso da un avanguardistico treno a vapore.

L’avvento del “mercato dell’arte” ha portato alla sterilità del contemporaneo “achillebonitolivismo”, in cui si da come valore il fatto che l’arte debba essere fruita soltanto da chi la produce o ci vive. Come se mezzo millennio fa Caravaggio avesse dipinto per Raffaello e Paolo Veronese, e non per la “gente comune”, quegli umili fedeli che sostavano la domenica a prendere la messa sotto l’ombra dei suoi capolavori.

Anche il teatro italiano, negli ultimi cinquantanni, si rigirato come un maiale nella melma del denaro, dei concorsi, dei bandi, del FUS, dei festival. Esperienze teatrali che venivano acclamate come avanguardia all’autunno, in primavera erano già pronte a mettere in cartellone spettacolacci con protagonista l’attrice televisiva o la “figlia di”. Registi e compagnie pronte a fare Goldoni nell’anno del centenario della nascita di Goldoni, della morte di Goldoni, del raffreddore di Goldoni, delle emorroidi di Goldoni. Rifacimenti incomprensibili di classici greci, metafore buttate in vacca in cui il Coro diventava un cassonetto post moderno, hanno portato alla scomparsa lenta ma visibile del “Teatro Italiano” dal panorama internazionale. Per non parlare dell’astuzia culturale di diffondere la convinzione che il teatro, per saperlo fare, bisogna studiarlo (e pagare per questo).

Babilonia Teatri si è presentata su questo scenario con la violenta ingenuità del bambino che ti pianta un coltello in pancia perché non sa cos’è un coltello. Ha puntato il dito, ha urlato che il re è nudo, e lo ha fatto a suon di bestemmie. Enrico Castellani è riuscito nell’impossibile: ha preso la Parola, sputtanata ovunque, resa dall’uso che ne se ne fa un arma molle e invertebrata, e le ha restituito il suo potere naturale, riforgiandola come una spada che trafigge e fa sanguinare le orecchie di chi la ascolta. Valeria Raimondi ha dipinto messe in scena che dialogano con il testo e i gesti, dove niente è gratutito e sensazionale, dove ogni particolare discorre con l’altro tirando fuori il quadro completo, equilibrato e violento. I loro spettacoli sono riusciti, grazie ad una rigorosa ricerca formale, a farsi capire da chiunque, dai critici teatrali più blasonati alle vecchie del teatro da abbonamento. Effetto collaterale inaspettato è di aver creato un terremoto nel mondo del teatro tradizionale senza aver parlato del “Teatro”, senza aver fatto “metateatro”. E stato il loro fare, senza condizioni e senza condizionamenti, ad aver scardinato l’uso di quel mezzo e ad aver aperto nuove strade per l’avanguardia teatrale contemporanea, ricoprendo il vecchio con la sborrata divina e apocalittica che segna il finale di Pornobboy.

Chi gliel’ha fatto fare: Loro dicono un “concorso” ovvero il Premio Scenario (che hanno vinto nel 2007 con Made in Italy). Ma se chiedi loro come è nato Babilonia Teatri, una delle prime parole che senti è “carcere”. Non è né Paolo Grassi, né Piccolo, né Silvio d’Amico. Quelli sono luoghi in cui si diventa rincoglioniti senza nemmeno rendersene conto. Ma a fare il “teatro” dietro a delle sbarre, dove una detenuta nigeriana ti mette a disposizione la sua storia di eroina e prostituzione, o dove una zingara mima i furti d’appartamento, ti fa rendere conto e subito che rincoglionito lo sei già e che è ora di darsi una mossa. Se da un lato lo scarto che hanno generato li ha portati a trascinare la “pizzeria” in teatro, la sfida ora è quella di portare il teatro in pizzeria, perché non è tra quinte e camerini che si sente l’esigenza di un cambiamento radicale. L’arte deve entrare a gamba tesa nelle pizzerie, come un tempo entrava negli androni delle chiese. Sarà l’orientamento del loro percorso in questa direzione a stabilire, nel tempo, se la proposta di Babilonia Teatri era vera avanguardia o un altro fatuo fuoco autunnale.

Jonathan Zenti

Un ringraziamento speciale a Ilaria Dalle Donne, Luca Scotton, Alice Castellani e Ettore Castellani.

Ritratto 18 - Babilonia Teatri

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3 Responses

Molto bello, grazie. Cercherò di diffonderlo, soprattutto ad amici italiani che abitano all’estero, per ricordare loro la Patria lontana! Un lavoro intelligente che mi auguro possa avere vasta diffusione e creare interesse sul vostro lavoro

  • Grazie amici tutti ………
    Ad Anna Girardi per avermi dato la possibilità di far conoscere il dramma della violenza, al Professore , ai giovani Universitari che hanno saputo ascoltare con grande interesse,la mia drammatica vicenda.
    Un grazie di cuore a voi tutti

  • Il dramma della violenza è molto piu complesso di ciò che noi vediamo o sentiamo .Perchè quando ne veniamo a conoscenza il 99% dei casi è gia sfocciato in una tragedia .Ahime ancora sento giustificazioni a proposito della violenza .Non ultima quella delle gemelline scomparse :se lei non lo lasciava lui non avrebbe fato ciò che ha fatto .Insomma siamo ancorati purtoppo tuttora ad una cultura in cui l’uomo ha diritti sulla propria moglie …compreso quello di ammazzarla .Invece NO bisogna smettere di giustificare e quando sentiamo storie in tv farci la domanda :se capitasse a mia figlia ??? Gli altri siamo noi quindi è importante prendere atto e lottare contro dando sostegno a quelle donne cosi martoriate da chi dovrebbe amarle e rispettarle .Far capire loro che non sono colpevoli e forse cosi si riuscirà a salvarne qualcuna in piu.Grazie a tutti voi per aver evidenziato questo dramma

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